23 Mar, 2019
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    L'avvocato deve sapere in modo così discreto suggerire al Giudice gli argomenti per dargli ragione, da lasciarlo nella convinzione di averli trovati da sè.

    Piero Calamandrei
    "Elogio dei giudici scritto da un avvocato", 1935
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Individuare con esattezza gli elementi di cui tenere conto per stabilire quando è superato il c.d. tasso-soglia che fa scattare l’usura civilistica è sicuramente tema complesso e oggetto di una giurisprudenza non sempre uniforme sul punto.

Come è noto, nel contratto di mutuo l’obbligazione principale del mutuatario consiste nella restituzione del capitale, a cui si aggiunge l’obbligo di corrispondere gli interessi al mutuante. L’art. 1815, co. 2, c.c., tuttavia, prevede che se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla

e gli interessi non sono dovuti, determinando la gratuità del contratto del mutuo. Tale disposizione è applicabile a tutti i contratti con cui viene concesso un finanziamento, indipendentemente dalla fattispecie contrattuale utilizzata in concreto. Si pensi, a titolo esemplificativo, oltre al tradizionale contratto di mutuo, al contratto di credito al consumo o al contratto di apertura di credito, il quale consente una certa flessibilità finanziaria alle imprese con la possibilità di prelevare e usare una certa somma di danaro nel modo ritenuto più opportuno sia pure nei limiti del plafond a disposizione.

Pertanto, ai sensi dell’art. 1815, co. 2, c.c., in presenza d’interessi usurari la clausola che prevede gli interessi è nulla e, conseguentemente, improduttiva di effetti. Accertata l’usura, il mutuatario può agire in giudizio anche per ottenere la restituzione degli interessi indebitamente addebitati sino a tale momento. In questi casi il mutuante risulterà avere prestato il capitale a titolo gratuito.

Si tratta allora di capire quando gli interessi pattuiti come corrispettivo della somma data a mutuo possano considerarsi usurari. A tal fine, va anzitutto tenuto presente l’art. 644, comma 3, c.p., la quale si limita a riferire che è la legge a stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. La disposizione introduce, pertanto, soltanto una riserva di legge, senza entrare in ulteriore dettaglio nella quantificazione del tasso rilevante ai fini dell’usura.

Sul punto si sono formati due diversi orientamenti nella giurisprudenza di merito: il primo ritiene che per considerare un tasso entro il tasso soglia occorre considerare la somma degli interessi corrispettivi e quelli moratori (Cfr. Trib. Enna, 12.01.2015; Trib. Parma, 25/07/2014); il secondo orientamento, invece, ritiene che i due tipi di interesse non possano essere tra loro sommati ai fini della determinazione del tasso effettivo globale per l'accertamento del carattere usurario del tasso di interesse applicato, considerato che essi sono tra loro alternativi, nel senso che l’applicazione degli interessi corrispettivi esclude quella degli interessi moratori e viceversa (cfr. Tribunale di Padova, 10.03.2015, Trib. Milano Sez. XII, 03.12.2014). Secondo quest’ultimo orientamento, la verifica dell’eventuale superamento del tasso deve essere autonomamente eseguita con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, senza però sommarle tra loro; laddove il superamento del tasso soglia riguardi, ad esempio, solo gli interessi moratori, la nullità ex art. 1815, co. 2, c.c. colpirà unicamente la clausola concernente i medesimi interessi moratori, senza intaccare l’obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi convenzionalmente fissati al di sotto della soglia d’usura.

Nell’ambito di tale querelle giurisprudenziale, un importante riferimento proviene dall’autorevole decisione della Corte di Cassazione (sentenza n. 350/13), secondo la quale, tanto gli interessi corrispettivi quanto quelli moratori devono essere inferiori al tasso soglia determinato per i due tipi di interesse al momento della stipula del contratto, all’esito della quale numerose azioni giudiziarie volte all’accertamento del superamento della soglia d’usura, e fondate sulla tesi dell’usurarietà del tasso determinata dalla somma del tasso corrispettivo e del tasso di mora, hanno trovato accoglimento.

 

 

 

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